Storia e curiosità sui bacari veneziani

Per alcuni il bacaro è sinonimo semplicemente di “osteria”, eppure esso non è solo un locale, non è solo un ritrovo per l’aperitivo, è l’osteria per antonomasia di Venezia, uno dei luoghi dove oggi si può ancora respirare l’aria più autentica della città e farne reale esperienza.

La storia: Il termine bacaro deriverebbe dal veneziano “far bacara”, cioè fare festa, in altre parole: divertirsi, bevendo ombre (bicchieri di vino), gustando i cicheti (oggi italianizzato in cicchetti: stuzzichini della tradizione veneziana), che servono solo come accompagnamento al vino, vero protagonista del bacaro, insieme alla compagnia dell’oste e degli stessi veneziani. I bacari risalgono al 18° secolo e il primo di cui si hanno notizie ufficiali è il Bacaro Grande a Rialto: si trattava di locali alternativi alle più costose trattorie, dove la gente di modesta estrazione poteva ristorarsi e si ispiravano alle cosiddette “malvasie”, antiche osterie dove veniva servito l’omonimo vino.

Anche le ombre e i cicheti hanno una storia tutta loro: il nome “ombra” deriva dal fatto che, nel passato, i venditori ambulanti di vino spostavano i loro prodotti a seconda di dove si trovava l’imponente ombra del campanile di San Marco, per tenere il vino sempre al fresco. Il cicheto invece deriva dal latino ciccus, cioè “piccola quantità”, e consiste tipicamente in polpette (a base di carne, pesce, verdure), sarde in saòr, baccalà mantecato, i folpéti, fritti e crostini di vario genere.

Il bacaro oggi: Oggi andare al bacaro non è soltanto un appuntamento simile all’aperitivo che si danno i veneziani ma un vero e proprio rituale della città, in cui tutti sono i benvenuti, a patto di rispettarne le regole: lasciarsi andare alla degustazione delle ombre di vino, dei tipici cicchetti e alla conversazione spensierata con i veneziani, che da sempre affollano gli stretti e affascinanti locali dei bacari.

© Redazione Marcadoc | 29/07/2024

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