Dal gusto e dal profumo delicato, il Tartufo nero del Grappa è un ottimo protagonista di primi e secondi piatti: non solo a scaglie, ma anche lavorato con burro, olio e salse. Una varietà particolare, dalla storia antica, che non ha nulla da invidiare alle varietà più note.
Già in una guida del 1780 – siamo alla fine dell’epoca della Serenissima – dove si citano tutte le prelibatezze culinarie che la zona da Cornuda a Romano d’Ezzelino può offrire, compare un’indicazione relativa al Tartufo nero del Grappa. Si legge infatti il nome “Tartuffole”, per indicare i saporitissimi funghi, conosciuti e utilizzati già all’epoca.


“Il diamante nero”, come viene chiamato oggi il tartufo del Grappa, era quindi amato anche dai nostri antenati, anche se in un passato non troppo lontano, a causa di esigenze economiche, l’area del Grappa aveva subito un grande disboscamento, che aveva causato la diminuzione del tartufo nero. Dal secondo dopoguerra in poi, invece, con la ripopolazione dei boschi del Grappa, ecco il ritorno anche del suo diamante nero.
Negli ultimi anni sono state condotte diverse ricerche e studi sul tartufo nero, culminate nella fondazione dell’associazione “Tartufo del Grappa” (2014), che finora ha scoperto e riconosciuto il tartufo nero estivo, “lo scorzone” (Tuber Aestivum Vittad) e le sue varianti invernali: tartufo nero pregiato (Tuber Melanosporum Vittadindti) e tartufo uncinato (Aestivum var. Uncinatum). Grazie a questo gruppo di amanti del territorio e ricercatori (e i loro cani da tartufo, da non dimenticare), oggi il diamante nero del Grappa può nuovamente ritornare nelle nostre cucine.
© Redazione Marcadoc | 30/10/2024


